![]() |
|
Spaces home Windows Live Spaces di A...PhotosProfileFriendsMore ![]() | ![]() |
Windows Live Spaces di AnnadigiugnoQualcosa di me....
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
July 06 *** DOMENICA ***Finalmente sono tornata al Poligono!
Sono qui, sola, seduta di fronte al mare.
Il rombo cupo, ipnotico della risacca copre ogni altro suono.
Guardo il moto incessante delle onde che arrivano, si frangono sulla battigia lasciando alghe e conchiglie, e si ritirano facendo posto alle onde successive.
Sembrano i miei pensieri ballerini
entrano nella mia mente,
lasciano un odore, un suono, una parola, una voce e fuggono via inseguiti da quelli successivi che spintonano
per avere il loro spazio!
Alzo gli occhi da questo quaderno e vedo, a pochi passi da me, la verde esplosione della macchia mediterranea
che invade le dune poco distanti.
Rami contorti giacciono abbandonati da qualche tempesta sulla spiaggia ancora selvaggia.
Sento forte l'odore di alghe marcite che ieri il mare mosso ha adagiato sulla riva.
C'è tanta selvaggia bellezza in tutto questo.
C'è tanta vita.
C'è luce accecante che rende il bianco di questo foglio quasi abbagliante.
Ma non posso non tentare di fissare questo attimo di eternità.
So bene che come in una foto coglierò solo un momento fermando questa dinamicità in un solo attimo.
Breve.
Che immediatamente dopo non esisterà più perchè sarà cambiato e diventato qualcos'altro.
Eppure quest'attimo è solo il primo tassello, la chiave, per aprire il cuore e la mente alla visione che i miei occhi stanno registrando.
Al Castello che si staglia nitido all'orizzonte ai totem scolpiti nei tronchi che sembrano graffi sulla tela di questo cielo azzurrissimo, quasi turchese.
Il sole mi brucia la pelle. l'olio che mi sono spalmata si mescola al mio sudore, tra poco mi immergerò in queste acque limpide e fresche che mi invitano e mi blandiscono come canto di sirene.
Già pregusto il momento: immergerò i piedi nell'acqua ed un brivido percorrerà tutto il mio corpo dalla pianta dei piedi fino alla nuca.
Ma non ora, non ancora.
Ancora qualche pensiero attraversa la mia mente, ancora qualche frase, ancora una voce che ripete il nome mio.
Ancora l'emozione di essere qui da sola e non sentirmi sola e la bellezza intensa di sentirmi amata.
Dalla Vita, dal sole che mi cinge nel suo caldo abbraccio, dal mare che mi accoglierà tra poco, dal vento che mi accarezza come dita gentili, da questa spiaggia sulla quale ho lasciato le mie impronte.
Annamaria
July 03 *** OVUNQUE TU SIA*** CAP 18 EpilogoE siamo giunti alla fine.
Naturalmente andrà tutto rivisto e corretto ed ampliato. Ma la storia che volevo raccontare è questa.
E' fatta di amori intensi, di avventure pericolose e di morte. Ma soprattutto di speranza e di vita!
Per me comunque questo romanzo continua, ho ancora tanto da raccontare!
Mi mancheranno comunque i nostri eroi che ho seguito ed amato e nei quali ho riversato i miei sogni, il mio sentire, il mio credere, la mia visione dell'amore altruistica e totale... un po' della mia vita vera.
Vi ringrazio con tutto il cuore per avermi seguita con tanta partecipazione ed affetto, per avermi consigliata e spronata ad andare avanti.
Oggi il mio blog compie un anno.
Un anno di emozioni, amore, amicizia ed interazioni che mi hanno arricchita immensamente. L'Annamaria di oggi è quello che è anche grazie a voi che amo infinitamente. Ma ora smetto che mi commuovo...vi lascio all' epilogo di
Ovunque tu sia
Annamaria
EPILOGO
Francesco la osservava, allarmato dal suo pallore. L'aveva vista barcollare più volte e le aveva proposto di fermarsi un po'.
"Ancora un piccolo tratto, superiamo questa salita e poi ci fermeremo: ce la faccio, Francesco".
Sentiva la presenza del giaguaro, silenziosa ma costante, li seguiva dal mattino, quasi volesse rivendicare il suo diritto al bambino che era appena nato.
Ogni tanto Arianna vedeva lampi di luce ed in quella luce il volto sorridente di Roberto che gli tendeva le mani.
Sapeva che era lì con lei, sapeva che avrebbe protetto i suoi bambini e lei stessa.
Isabella dormiva serena, appoggiata al suo seno, ogni tanto faceva qualche buffa smorfietta e la sua boccuccia si atteggiava al gesto di succhiare.
Sognava il suo seno, si sentiva al sicuro cullata dal battito cardiaco di sua madre che l'accompagnava nel suo sonno innocente.
Anche Francesco guardava di tanto in tanto il bambino che portava e, ad un tratto, il suo viso si aprì in un sorriso tenerissimo.
"Guarda, Arianna, si sta succhiando il pollice! Mio Dio quanto è tenero, è la cosa più indifesa e forte e viva che abbia mai visto! Sono innamorato di questi bambini, li ho visti nascere, ho partecipato al loro ingresso nella vita e li sento profondamente miei... Fammi partecipe della loro vita, fatti aiutare a crescerli, fammi stare vicino a te..."
Arianna era commossa e profondamente emozionata: aveva amato intensamente ed era stata riamata con altrettanta intensità da due uomini meravigliosi. La sua vita era stata così piena d'amore e così meravigliosamente felice che si sentì pervadere da una grande energia e fiducia.
E quei bambini, nati in circostanze così tragiche, avrebbero avuto un futuro luminoso: perchè l'amore genera amore, la bellezza genera bellezza, la protezione genera sicurezza e la partecipazione genera fiducia!
Sorrideva mentre rifletteva su tutto questo, non aveva più timore del futuro ma una grandissima fede.
"Fermiamoci ora, Arianna. Dobbiamo superare il tratto più pericoloso, ci sono alcune centinaia di metri di sentiero stretto e scosceso, laggiù, a picco sul fiume. E non potrò camminarti a fianco ma dovrò andare avanti per controllare il terreno. Te la senti, Arianna? Sono solo poche centinaia di metri e poi sarà tutto in discesa fino ad Ipiales!"
"Andrà tutto bene, ce l'abbiamo quasi fatta. Si, riposiamo per qualche minuto, oh, Federico si è svegliato, lo allatterò prima di riprendere il cammino!"
Tenere tra le braccia il suo bambino, di cui sentiva un'acuta mancanza durante la marcia, era una gioia indescrivibile. Le sue manine gli toccavano il seno mentre ad occhi chiusi succhiava vigorosamente. Sarebbe diventato grande e forte ed avrebbe protetto la sua sorellina, qualunque cosa fosse accaduta!
All'improvviso Ariana fu pervasa da una profonda tristezza mentre accarezzava quel visetto, mentre lo guardava attentamente come per imprimersi ogni particolare: la delicata peluria della testa, le sopracciglia ben disegnate, il naso piccolo come un bottoncino di velluto, la manina che ora stringeva forte il suo dito.
Si addormentò sereno ed Arianna se ne distaccò quasi con dolore.
Isabella dormiva tranquilla accanto a lei, del tutto ignara di quello che la circondava.
" Si sta preparando un temporale, guarda quei nuvoloni laggiù, direi che è ora di andare"
Si legarono i bambini e si misero in fila indiana. Solo poche centinaia di metri, solo pochi passi... uno, due, venti, trenta... la pioggià cominciò a cadere fitta.
Arianna cercava di non guardare lo strapiombo che si apriva sulla sua destra, cercava di non badare alle sue gambe molli ed al cuore che le martellava forte, cercava di non sentire l'emorraggia che non accenava a placarsi.
Si teneva ad alcuni rami sulla sua sinistra, ben attenta a mettere i piedi nelle orme lasciate da Francesco, gli sorrideva quando si girava a controllare che fosse subito dietro di lui.
Ad un certo punto un capogiro, un piede in fallo e non sentì più il terreno sotto i suoi piedi: "Francesco!!"
Una strana impressione quella del vuoto, la sentiva nello stomaco e nella gola, solo un momento di sordo terrore e poi la sensazione quasi liberatoria di volare.
Strinse a sé il corpicino di Isabella poi uno schianto ed una miriade di luci che le esplodevano nella testa. Si sentiva leggera e calma,libera e felice come non mai...
nessun dolore, nessun rimpianto, nessuna paura, solo un ombra indistinta che si avvicinava per accoglierla.
Un ultimo attimo di lucidità e vide Isabella cadere in acqua mentre il giaguaro ne inseguiva la corsa.
Una voce cara la stava chiamando dolcemente per nome, occhi azzurri come il più azzurro degli oceani la stavano guardando con amore, le sue mani tese verso le sue e poi ,fu solo luce...
L'aveva osservata ed ammirata, sentiva di amarla sempre di più.
Con la nascita di quei bambini il groppo di rabbia e di delusione che gli serrava le viscere da quando l'aveva incontrata, si era sciolto. Non gli importava nulla se quei bambini non erano stati concepiti dal suo seme, li aveva aiutati a nascere, era lì mentre Arianna spingeva, li sentiva profondamente suoi.
Ne sarebbe stato il padre, li avrebbe allevati con amore e di sicuro sarebbe riuscito a ricucire il rapporto con Arianna!
Era la donna che voleva accanto, la donna che aveva sempre sognato e con la quale voleva vivere fino alla fine dei suoi giorni: forte e coraggiosa, dolce e caparbia, seguiva sempre la voce del cuore e questo gli provocava una grande ammirazione.
Una nuova dolcezza si era trasfusa in lei, una bellezza pacata e luminosa che diventava pura poesia mentre allattava i bambini.
Stava camminando dietro di lui, esausta e pallida, con quel minuscolo fagotto legato al torace. Ne sentiva il respiro affannoso e si girava continuamente a controllare che non perdesse di vista le sue orme nel sentiero: stavano procedendo bene, ancora pochi...
"Francesco!"
Si girò di scatto, al rallentatore la vide oscillare verso il vuoto, gli occhi impazziti dal terrore. Allungò la mano tenedosi ben saldo ad un ramo sporgente ma ne sfiorò solo le dita come in una carezza e con orrore la vide volare giù.
Per istinto Arianna fece da scudo con il suo corpo a quello di Isabella e poi la vide rovinare sulle rocce sottostanti e fermarsi in una una posizione innaturale a poca distanza dall'acqua.
Nessun gemito nessun movimento. Non poteva raggiungerla da lì se non a repentaglio della sua vita e di quella del bambino: doveva continuare per il sentiero, scendere e poi tornare indietro. Quanto tempo ci avrebbe impegato? Ogni passo eterno, ogni metro una distanza interminabile.
La lentezza dei suoi passi era esasperante ma non poteva andare più velocemente, ma finalmente arrivò al fiume e ripercorse quasi di corsa la strada a ritroso chiamandola a gran voce: "Eccola! "
Aveva gli occhi spalancati, un braccio piegato innaturalmente sotto il corpo ed era immersa in un lago di sangue. La scosse dolcemente, ne cercò il respiro, ma non c'era più traccia di vita in lei. Affranto si piegò su se stesso e cominciò a piangere.
Solo allora si accorse che la bambina non era più legata al corpo della madre. Lasciò Federico avvolto nella coperta e cominciò a cercare freneticamente. Con lo sguardo ripercorse la salita, cercò di arrampicarsi ma il terreno era viscido, quasi a picco sull'acqua, andò verso il fiume e vide attaccata ad un ramo la copertina, vuota, che oscillava nella corrente, si immerse più e più volte tastando il fondo melmoso, graffiandosi il viso e le mani tra i rami sulla riva ma alla fine, esausto, dovette arrendersi. Si sedette accanto al corpo di Arianna carezzandole il viso
"Perchè? Perchè?" urlò al cielo. Ma né il cielo, nè il fiume gli diedero alcuna risposta.
Dopo un tempo immemorabile si riscosse, scavò con le mani nude una buca nel terreno morbido ed adagiò Arianna dopo averla avvolta nella coperta di Isabella. La ricoprì di terra e di sassi e pregò silenziosamente. Un vagito lo riportò alla realtà, Federico si era svegliato e reclamava il seno che non lo avrebbe più allattato.
"Coraggio piccolo, dobbiamo andare. Ci aspettano tempi duri, ma insieme ce la faremo. Strinse forte a sè quel corpicino indifeso e si mise in cammino.
Ipiales apparve come un miraggio. Si procurò il necessario per il bambino e finalmente sali' su quell'aereo che lo avrebbe riportato a casa.
......................................................................................................................................
"Papà, papà devo parlarti!"
"Ciao Federico, allora com'è andato l'esame?"
"Si bene ma... non è quello!
Oggi sono stato avvicinato da alcuni tipi scuri di carnagione, parlavano con un forte accento spagnolo ed avevano un giaguaro tatutato sul polso. Mi hanno detto che dovevano comunicarmi delle informazioni importanti su mia madre. Mi sono spaventato e sono fuggito via. Ma cosa volevano?"
Francesco impallidì e sembrò barcollare.
Si accasciò pesantemente sulla sedia e si prese il viso tra le mani.
" Siediti, Federico, devo raccontarti una storia... " Annamaria July 01 ***OVUNQUE TU SIA*** cap 17^
Vita nuova
All'alba Arianna si riscosse. Il bambino scalciava nel suo ventre ed il giaguaro era ancora accanto a lei. Piangendo adagiò il corpo di Roberto ormai freddo e rigido in un anfratto poco distante, lo ricoprì di rami e di sassi raccolti lì intorno e prima di seppellirgli il viso lo baciò piano sugli occhi e sulla bocca. Aveva un’espressione come di meraviglia ed i tratti erano distesi: era bellissimo, un angelo; un ultimo sguardo e coprì per sempre quel viso amato. Il giaguaro si avvicinò, le si strusciò alle gambe e con pochi balzi sparì nella macchia. Era ora di ritornare al villaggio, di prepararsi al viaggio di ritorno ed a vivere la sua vita senza il suo amore facendo crescere quel bambino che era un miracolo. "Addio mio dolcissimo amore" e s’incamminò lungo il sentiero. Non sentiva nulla, né fame, né sete, né stanchezza, né dolore, solo un vuoto infinito nel cuore e nella mente.Intorno al villaggio c'era un inaspettato fermento: "Ariana ma dove sei stata? Ti abbiamo cercato dappertutto, e... dove è padre Roberto?" "E' morto!" e crollò in ginocchio sulla terra. "Vieni cara, ci prenderemo noi cura di te e del tuo bambino. Coraggio sdraiati un po', povera cara" La accompagnarono nella sua capanna, la fecero distendere e le diedero da bere una pozione amarissima che la proiettò in mondo ovattato dove suoni e luci arrivavano da molto lontano. "Ma io devo prepararmi a partire, devo tornare a casa per far nascere il mio bambino, mi accompagnerete fino ad Ipiales, vero?" "Certo, certo, bevi cara e riposa" Era sempre in quello stato, appena consapevole di essere lavata, nutrita, visitata. "La gravidanza procede bene, ancora pochi giorni e partorirà finalmente il bambino del giaguaro. Molti di noi hanno visto il giaguaro aggirarsi nei dintorni del villaggio: il destino deve compiersi" "Pochi giorni? Ma se mancavano ancora molte settimane! Ma da quanto tempo sono qui? Cosa mi sta succedendo? Perché non riesco a pensare e perché mi tengono qui?" Con uno sforzo immane cercò di non bere quella pozione che le somministravano ed era diventata più lucida. Fingeva di dormire e così un giorno ascoltò attonita la leggenda della donna straniera e del giaguaro; ma come potevano pensare che potesse essere lei e che suo figlio fosse il predestinato a riportare la pace in quel paese? Ora capiva tutto: i mormorii, gli sguardi di intesa, la sensazione di essere spiata, il tatuaggio del giaguaro ruggente sul polso e sugli avambracci di alcuni uomini del villaggio, la guida del condor e la presenza inquietante del giaguaro. Doveva agire, scappare via da lì ma come avrebbe potuto senza guida ed in quelle condizioni e il condor ed il giaguaro la avevano condotta fin lì le avrebbero permesso di andare via? "Roberto, aiutami, cosa devo fare? Dammi un segno, ti prego amore mio!" Quel giorno accadde un grave incidente: alcuni ragazzi che si erano allontanati per la caccia erano rimasti bloccati a causa di una frana del terreno reso pesante dalle piogge, erano corsi tutti e pensando che dormisse la lasciarono sola: era il segnale cha stava aspettando. Mise alcune cose nello zaino, si legò al collo il sacchetto con i ciondoli e, con la velocità che le permetteva la sua condizione, uscì dal villaggio tenendosi rasente alle capanne. Ansimava e sudava, ma stava bene. Scese alla Cascata degli Spiriti e gli occhi le si riempirono di lacrime quando volse lo sguardo verso la sepoltura di Roberto, ma non poteva fermarsi: appena si fossero accorti della sua sparizione sarebbero sicuramente corsi a cercarla. Si guardò alle spalle: nessuno. Attraversò l’acqua e dopo aver guardato per l’ultima volta quel cumulo di pietre continuò il suo cammino. Rifece a ritroso il percorso dell’andata, molto più lentamente ora, respirava forte e la pancia pesava terribilmente, si sarebbe fermata per la notte al riparo di alcune rocce. Appena il sole cominciò a calare cercò un posto nascosto e finalmente poté sedersi. Si tolse le scarpe, si accoccolò sul fianco per stirare la sua povera schiena e senza nemmeno mangiare crollò esausta. Si riscosse al rumore di alcuni rami spezzati, raccolse le scarpe e la coperta e si nascose in un anfratto coperta dalla vegetazione che le permetteva di spiare senza essere vista. "Non può essere andata tanto lontano. Se è passata di qui la troveremo, deve tornare al villaggio e partorire alla cascata, sbrigatevi, dobbiamo trovarla!" Per fortuna non aveva lasciato tracce, con il cuore in gola aspettò che si allontanassero ed uscì allo scoperto, Si stava infilando le scarpe quando un rumore di passi, dalla direzione opposta a quella dove erano andati gli uomini del villaggio, la fece trasalire. Erano vicini e non avrebbe fatto in tempo a nascondersi. Con il cuore impazzito vide dapprima un cappello poi un uomo con uno zaino verde militare ed un bastone: non la aveva ancora vista, alzò lentamente il viso e… "Francesco?!" …“Francesco?!”
Stava sognando o era morta o era ancora in preda a quella droga che le somministravano!
"Arianna, mio Dio! Sei viva!"
E corse ad abbracciarla.
"Ma..."
Le guardò stupito il pancione, un guizzo di tristezza negli occhi, ma si riscosse subito.
"Sono mesi che ti sto cercando. Ero tornato a casa per parlarti e l'ho trovata vuota, poi ho visto il tuo portatile e seguendo i siti che avevi visitato sono risalito al luogo dove potevi essere: la Colombia. E' stato difficile Arianna, solo ora sono riuscito a partire, me lo sentivo che avevi bisogno di me e sono venuto a prenderti appena possibile. Ma chi?... Hai trovato Roberto? E, dov'è ora?"
"Mettiamoci al riparo Francesco, siediti, ti racconto tutto. Sei il miracolo che stavo aspettando, grazie, grazie perché..."
Un fiume di parole per raccontare della sua decisione, del suo viaggio, del figlio che aveva in grembo, della leggenda e delle persone che la stavano inseguendo.
Francesco la ascoltava in silenzio, le guardava il viso, ma quando lo sguardo cadeva sul suo ventre lo distoglieva immediatamente.
"Ti prego Francesco, portami via da qui, aiutami ad arrivare ad Ipiales."
"Si, Arianna sono venuto qui per questo, sono solo tre giorni di marcia ed ho organizzato tutto per il rientro in patria; mi sono dovuto servire di alcune conoscenze e sono entrato illegalmente, ma tu credi di potercela fare? Quando deve nascere il tuo bambino?"
"Non lo so Francesco, mi hanno tenuta drogata dopo la morte di Roberto e non so quanto tempo è trascorso, ma sto bene ce la posso fare. Grazie, grazie per tutto quello che hai fatto e farai per me. Sono stata ingiusta nei tuoi confronti ma fintanto che siamo stati insieme ti ho voluto bene, ti ho amato, ti ho rispettato. Sei una persona magnifica e generosa, ed io questo l'ho sempre apprezzato, andiamo Francesco, voglio tornare a casa, non c'è più nulla che mi trattenga qui"
Era andato fin lì per lei, l'aveva cercata e trovata e chissà quali rischi aveva corso, le camminava davanti, alto e fiero, la aiutava nei tratti difficili, le sorrideva quando notava le sue difficoltà. Provava una immensa gratitudine ed era felice di sapere che non sarebbe stata sola in quel viaggio di ritorno. Con grande fatica percorse sentieri appena accennati ed anche se si sentiva stanchissima continuò a camminare: dovevano interporre più distanza possibile tra loro e gli inseguitori. Sembrava che avessero perso le sue tracce ma sapeva anche che conoscevano bene la zona e che avrebbero potuto raggiungerli in ogni momenti. Nonostante si girasse continuamente la vegetazione copriva la visuale e non permetteva di vedere nulla. La sera si fermarono in una radura nascosta e protetta, Francesco le massaggiò dolcemente i piedi e le mani.
"Grazie..."
"Sono venuto per riportarti a casa e lo farò ad ogni costo, e quando il bambino sarà nato parleremo a lungo e decideremo il nostro futuro. Mi chiedo solo una cosa: come è possibile? C'ero anche io quando i medici ci tolsero quasi tutte le speranze. Avrei dovuto essere io il padre di quel bambino, no, scusami, non piangere. Ora riposa, resterò di guardia per un po' e poi verrò a dormire anch'io"
Arianna chiuse gli acchi rassicurata e si addormentò immediatamente: questa volta c'era qualcuno che vegliava su di lei.
"Arianna, alzati, subito!"
Era ancora buio
"Sono qui! Li ho visti arrivare! Dobbiamo andare via di corsa, dobbiamo cercare un nascondiglio!"
Raccolsero in silenzio le loro cose e si misero in marcia.
"Dovremo attraversare quei campi laggiù ed andare verso la gungla costeggiando il fiume, allungheremo il tragitto ma almeno non ci sono tratti scoperti"
La prese per mano e quasi correndo la trascinò nel buio. Dalla mattina Arianna sentiva delle contrazioni che correndo si stavano accentuando ma strinse i denti ed allungò il passo. Sentiva le voci farsi più vicine, pensavano fosse sola e non si curavano di nascondere la loro presenza sicuri che presto la avrebbero catturata. Una fitta più intensa le tolse il fiato mentre un fiotto caldo le fluì tra le gambe.
Non ora, per favore, non ora
"Francesco il bambino sta per nascere! Non ce la faccio più, mi devo fermare, tu va via ti prego vogliono solo me e non sanno della tua presenza, va via per favore!"
Ma lui stringeva sempre più forte la sua mano.
"Arianna resisti, ci sono delle rocce, più avanti, verso il fiume troveremo un posto dove nasconderci"
Erano entrati in un campo coltivato, lo intuiva dai filari regolari e dalla terra morbida sotto i piedi. Probabilmente era un campo di coca nascosto in mezzo alla vegetazione. Le voci erano sempre più vicine e le contrazioni più dolorose.
"C'è una caverna più avanti, resisti Arianna, e corri, corri"
All'improvviso uno sparo echeggiò poco distante.
"Alto, Alto! Chi siete e cosa fate qui?"
Una voce imperiosa, un parlottare concitato ed ancora quella voce sempre più minacciosa:
"Voi non attraverserete questo campo: è proprietà di Hugo Mannheimer e nessuno può avvicinarsi. Ma cosa ci fate voi qui? Non siete troppo lontani dal vostro villaggio? Volevate rubare la coca vero? Seguiteci, vi porto dal señor Hugo che certamente vorrà farvi delle domande. Pablo, Esteban legateli per i polsi e non fateli scappare, credo che avranno molto da raccontarci! Vamonos!"
Li avevano fermati.
Erano salvi, almeno per ora. Arianna era piegata in due dal dolore. Ansante si era accovacciata per dare sollievo alla schiena.
"Sta nascendo Francesco, mio Dio, dovrai aiutarmi tu. Hai una cassettina di pronto soccorso? Prendi delle bende e delle forbici, e che Dio ci aiuti: ho assistito a qualche parto e spero di ricordarmi qualcosa"
A dispetto delle sue parole la pervadeva un terrore sordo: e se ci fossero state complicazioni? L'ennesima fitta la lasciò senza fiato, sembrava che qualcosa le stesse lacerando le viscere.
Francesco era terrorizzato e, pallidissimo, le teneva forte le mani e la guardava inebetito.
"Sento il bisogno di spingere, aiutami ad appoggiarmi a quella roccia con la schiena"
Si accovacciò come aveva visto fare alle donne del villaggio e cominciò a spingere.
"Francesco aiutami, metti la coperta sotto di me e tieni il bambino. Mio Dio quanto fa male, quanto fa male!"
La testa del bambino si cominciava ad intravedere ed ad ogni spinta ne usciva una superficie più ampia. Francesco abbandonò la sua espressione inebetita, spingendo con forza e decisione sulla sua pancia e controllando sempre la testa del bambino
"Ci siamo Arianna, lo vedo, coraggio, un'altra spinta ancora!"
Con un urlo liberatorio la testa si liberò ed Arianna sentì sgusciare il bambino dal suo ventre: era rosso, sanguinolento e bellissimo.
"E' un maschio, e senti come urla! Brava cara, ora lo poggio sul tuo ventre mentre gli lego l'ombelico, rilassati ora. Che momenti, che momenti"
Sorrideva felice: il miracolo della vita aveva spazzato via dolore, frustrazione, paura, morte. Il bambino per riflesso cercò il capezzolo di Arianna e ci si attaccò come se sapesse perfettamente cosa doveva fare.
"Francesco, ancora! Prendi il bambino, ho ancora le contrazioni! Mio Dio!"
Due spinte ed una altro bambino fece il suo ingresso urlante nel mondo. No, non un bambino ma una femminuccia e come il primo sembrava stesse benissimo. Si divincolava con forza e piangeva con tutto il fiato che aveva nei suoi minuscoli polmoni.
"Gemelli, non ci posso credere; un maschietto ed una femminuccia! E tu Arianna stai bene? Ora riposa vado a cercare un po' d'acqua. Che notte, che notte"
La lasciò con i suoi bambin appoggiati al seno : erano minuscoli, grinzosi, sporchi, ma sicuramente la cosa più bella che avesse mai visto. Arianna li accarezzava piano mentre sussurrava una preghiera di ringraziamento. Era sfinita ed allo stesso tempo eccitatissima ed un sordo tremore le faceva battere i denti. I piccoli si erano appisolati e, per qualche istante, si lasciò andare alla tenerezza del momento.
Francesco tornò di li a poco ed insieme ripulirono i bambini e li avvolsero nelle coperte.
"Domani dobbiamo rimetterci in marcia Francesco. Sto bene e dobbiamo arrivare al più presto ad Ipiales. Ora chiudo gli occhi per un po', riposa anche tu, se non ci hanno sentito finora credo che per stanotte non ci cercherà nessuno."
Arianna non riuscì a chiudere occhio nemmeno per un istante, guardava Francesco che dormiva profondamente ed i suoi bellissimi bambini lì accanto: si svegliarono diverse volte e dopo avere succhiato si addormentavano tranquilli. Il mattino arrivò anche troppo presto. Arianna era tutta dolorante ed indebolita da un'abbondante emoraggia. Ma si mise in piedi. Nella notte aveva legato attorno al collo di ciascun bambino il talismano di giada; usarono le coperte per assicurare i bambini al loro corpo: lei prese Isabella e Francesco Federico. La marcia risultò difficile anche perché aveva piovuto nella notte ed il terreno era viscido. Si fermarono solo per allattare i bambini e continuarono a costeggiare il fiume. Arianna barcollava indebolita e stanca, Francesco la sosteneva e la guidava nei tratti più difficili. Dovevano superare un tratto ripido a picco sul fiume e poi si sarebbe aperto un sentiero pianeggiante e sicuramente più agevole. L'emoraggia non accennava a fermarsi e più volte Arianna era stata sul punto di svenire.
Annamaria (segue) June 29 *** OVUNQUE TU SIA *** cap 16^
Una fredda mattina di autunno lo trovò riverso sul pavimento della medicheria: era bollente, sudato e respirava a fatica. Lo aiutò a rialzarsi e, preoccupata, gli bagnò la fronte con una pezza imbevuta di acqua fresca. "Roberto, come ti senti?" Era pallido, dimagrito, e più volte Arianna nei giorni precedenti gli aveva chiesto come si sentiva ma sempre l'aveva rassicurata ed aveva continuato nelle sue mansioni e nella vita di tutti i giorni. "Probabilmente una recidiva del mio problema Arianna, ma non preoccuparti, ho la cura ed in pochi giorni mi rimetterò completamente; vieni qui e abbracciami, stammi vicina, sei una fonte di energia inesauribile per me!" Nonostante il sorriso e le parole leggere si leggeva sofferenza sul suo viso e la febbre altissima lo induceva ad un tremito incessante. Nonostante gli sforzi e la volontà Roberto fu costretto a mettersi a letto ed in pochi giorni si era ridotto pelle ed ossa e riusciva ad ingerire solo cibi liquidi. Trascorreva lunghe ore dormendo, in uno stato di oblio fatto di sogni paurosi che gli facevano contrarre il viso in una smorfia ed altri che gli regalavano un sorriso. Quando apriva gli occhi era il viso di Arianna che cercava e le stringeva forte le mani come per ancorarsi alla vita. Una mattina si risveglio che la febbre si era abbassata e stupì Arianna con una richiesta: "Portami alla Cascata degli Spiriti" Era una giornata soleggiata e tiepida e pur contestando fu costretta a cedere di fronte alle sue insistenze; aspettarono che il sole scaldasse l'aria e con Arianna che lo sosteneva si incamminarono verso la cascata: si fermarono molte volte per consentire a Roberto di riposarsi e ad Arianna di riprendere fiato. Camminarono in silenzio ed Arianna piangeva piano, sentiva il cuore scoppiarle per la pena e la disperazione, Roberto arrancava, grosse gocce di sudore gli imperlavano le tempie e spesso, sempre più spesso, si appoggiava completamente a lei. Arrivarono infine: il sole giocava con l'acqua donandole riflessi d'oro, non c'erano orchidee ma i licheni che ricoprivano le rocce prospicienti la cascata erano verdissimi. Il loro scoglio era al sole e si accomodarono in quel posto che mille volte li aveva visti uniti. "Grazie Arianna, quanto desideravo tornare qui con te ancora una volta. Voglio darti una cosa, la ho fatta per te e per nostro figlio" In mano aveva un sacchetto di cuoio che Arianna aprì con mani tremanti: conteneva due ciondoli di giada tenuti da un legacci di pelle, su ognuna delle pietre era inciso un nome: Isabella e Federico. "Mettilo al collo di nostro figlio o di nostra figlia, lo proteggerà" Il pianto divenne singhiozzante mentre Arianna stringeva quei ciondoli dalla foggia bellissima. "Ma, Roberto, lo metterei tu al collo di nostro figlio!" Sapeva di stare mentendo a se stessa ed a lui e quella verità la lesse negli occhi disperati e lucidi di Roberto. "Non lo vedrò Arianna, sono troppo debole ed ho finito le medicine, non ne avrò ancora per molto e mi dispiace ma questo è la volontà di Dio, ed io, credimi, ho avuto tanto dalla vita: ho incontrato te, ti ho amata, ti amo e ti amerò per sempre; sta per nascere un figlio che porterà qualcosa di me, ho vissuto la vita che volevo, avrei voluto invecchiare con te, avrei voluto vedere crescere il mio bambino, i suoi primi passi, le sue prime parole le sue cadute, il suo primo giorno di scuola, i suoi perché il suo primo amore. Ti lascio da sola e questo mi da una pena infinita, ma giuro che ti proteggerò sempre e ti starò vicino ovunque ti sia! Ti prego, ora spogliati per me, fammi appoggiare la testa sul tuo seno e le mani sul tuo ventre, fammi accarezzare ancora mio figlio e scaldami, che ho tanto freddo..." Lo prese tra le braccia, sentiva il suo viso scarno e bollente sul suo seno, le mani appoggiate al suo ventre mentre il bambino scalciava freneticamente rispondendo al tocco di suo padre. Arianna gli accarezzava piano i capelli e lo cullava con dolcezza fino a sentirlo addormentare. "Amore mio, amore mio grandissimo non posso sopravvivere senza di te sei la mia vita la mia luce la mia forza, non andare via, non lasciarmi ti prego, signore Iddio aiutami non portarmelo via proprio ora che ci siamo finalmente ritrovati" Il sole lentamente si stava nascondendo dietro le montagne, aveva perso la cognizione del tempo, l'unica sensazione reale era quella del respiro sempre più lieve di Roberto. "Amore mio svegliati, dobbiamo tornare prima che faccia buio" Roberto si riscosse, aprì i suoi occhi bellissimi, azzurri come l'oceano, la guardò con infinito amore, le accarezzò il viso e le sorrise. Solo un sospiro e la sua mano ricadde inerte. "Roberto! NO!" Un urlo inumano uscì dalle labbra di Arianna mentre lo scuoteva cercando di riportare la vita in quello sguardo ormai spento. "Roberto! Roberto! Roberto!" Singhiozzava disperata e poi solo lacrime silenziose scesero dai suoi occhi. Non si mosse da quella posizione, continuava a cullare il suo amore, a raccontargli del loro futuro, dei luoghi che avrebbero visitato delle cose che avrebbero fatto insieme. "Andremo via da qui, Roberto. Andremo ad abitare in Toscana nella casa di mia nonna Elisa, la ricordi ci sei venuto qualche volta d’estate: dalla finestra del lucernaio puoi far spaziare lo sguardo sui campi di grano maturo, una distesa d’oro con rubini e zaffiri incastonati, e la notte puoi addormentarti con il canto dei grilli mentre il cielo si illumina di stelle…Resta con me non mi lasciare, non…" Un ultimo singhiozzo, i suoi occhi erano ormai asciutti. Con il corpo di Roberto che diventava sempre più pesante, le braccia anchilosate e le gambe addormentate non riusciva a non voleva muoversi, desiderava solamente morire lì, tra le braccia del suo amore. Arrivò la notte e l’aria fredda le graffiava il viso e le braccia ma continuava a restare immobile con lo sguardo assente. Ad un certo punto sentì un calore improvviso dietro alle spalle, un odore forte e selvatico e la morbidezza di velluto che le strusciava il braccio. Silenziosamente il giaguaro si era avvicinato a lei. Si accucciò al suo fianco infondendole calore mentre i suoi occhi brillavano nell’oscurità. Immobile e fiero restò con lei in quella notte infinita Annamaria (segue) June 27 *** 27 GIUGNO ***
Eccomi qui nel silenzio del primo mattino. Tutto tace ancora, ho spalancato le finestre ed entra un'aria che già promette sole e gran caldo.
E' il giorno del mio compleanno.
E non posso, almeno per istante, esimermi dal volgere lo sguardo indietro, all'anno appena trascorso...
Quante cose, quante persone, quante immagini e quante emozioni si sono affacciate nella mia vita, quanti cambiamenti ,alcuni, credetemi, epocali.
Ho pianto ma soprattutto ho riso, sono stata delusa, ma solo un po', ho perso alcune battaglie ma ne ho vinte altre.
E soprattutto sono stata e sono intensamente felice!
Perchè l'Amore muove ogni mio passo, risuona nelle mie parole, accompagna il mio giorno.
Amore per le persone che mi circondano, amore per questo mare meraviglioso e per la città nella quale vado ogni giorno
amore per voi tutti che mi siete entrati così prepotentemente nel cuore da considerarvi una parte fondamentale della mia esistenza,
Amore per le Vita in ogni sua espressione ed in ogni suo miracolo, dal sorgere del sole al mattino fino al tramontare dell'ultima stella.
Ho letto con commozione e gioia i vostri meravigliosi auguri gustandone ogni parola ed ogni immagine, in ognuna ho riconosciuto un po'di voi e poi Liam.....
cosa dire dire di più?
Grazie.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
grazie alla mia famiglia
grazie a tutti voi!
Ed ora si ride si canta e si balla
perdinci
E'IL MIO COMPLEANNO!!!!!!!
Annamaria
clikkate sull'evento...è fantastico!
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||